Panorama di Bagheria
foto per articolo F3

UNA RETE PER UNA SCUOLA ACCOGLIENTE, INNOVATIVA E DI QUALITÀ:A cura del Facilitatore e della Referente alla valutazione del Proget

Riceviamo e pubblichiamo

Lo scorso 16 Dicembre, presso l’ITES “Don Luigi Sturzo”, sono stati presentati, in occasione della manifestazione organizzata a conclusione delle attività formative, alcuni dei tanti lavori prodotti all’interno degli otto percorsi del Progetto F-3-FSE04_POR_SICILIA-2013-128 “NUOVI MODELLI PER LA PROMOZIONE DI GIOVANI PROTAGONISTI”.

È stata una bella festa durante la quale è stato possibile visionare la mostra allestita con foto, testi e disegni, assistere alla proiezione di video riassuntivi dei vari percorsi illustranti i momenti più significativi e i prodotti più interessanti, essere spettatori delle performance teatrali e musicali che hanno visto protagonisti i ragazzi coinvolti nel Progetto, ascoltare testimonianze di giovani drop-out che, grazie al progetto, si sono sentiti accolti e ascoltati da una scuola che non si è dimenticata di loro.

Naturalmente è risultato impossibile mostrare e raccontare, nell’arco di una sola mattinata, tutto quello che è stato fatto in queste due annualità. L’evento è stato anche momento di incontro, di condivisione, di riflessione e occasione per un primo bilancio di quanto la rete composta dall’ITES “Sturzo”, scuola capofila, dall’I.C. e dal CTP “I. Buttitta”, dalle scuole primarie “Gramsci” e “Cirincione”, dalle scuole secondarie di primo grado “Carducci” e “Scianna”, dalla Parrocchia “Natività della Beata Vergine Maria”, dall’associazione “Sostegno docet”, dall’Osservatorio contro la dispersione scolastica, dal Comune di Bagheria, ha realizzato. Ma solo di primo bilancio è possibile parlare: la manifestazione finale, infatti, è stata soprattutto un punto di partenza per nuovi spunti di riflessione e per nuove azioni.

Il Progetto, pur presentandosi come sperimentazione di nuovi modelli e di nuove prassi educative in grado di meglio combattere l’annoso problema della dispersione e dell’insuccesso formativo, per l’ITES e per gli altri partner coinvolti, ha costituito anche una preziosa occasione per valorizzare, rafforzare e dare continuità ad azioni progettuali già sperimentate nell’ambito delle precedenti programmazioni POR, PON, APQ. In quest’ottica, il progetto F3 ha consentito di formalizzare esperienze significative realizzate, ma che mancavano di una forte integrazione e coesione di risorse umane presenti nel territorio. Il progetto appena concluso è proprio su questo punto che ha voluto insistere, gettando le basi per la costruzione di quella “Comunità educante”, obiettivo prioritario del Progetto, di cui fanno parte scuole, famiglie, istituzioni ed associazioni, per fare fronte comune rispetto ad un’emergenza educativa che sembra caratterizzare sempre più i nostri tempi.

L’esperienza, infatti, ci dimostra ancora una volta che la dispersione e la marginalità sociale sono effetto di un contesto socio-culturale sempre più presente nella nostra realtà territoriale, che tende ad escludere i più deboli e a rendere i rapporti umani sempre più superficiali e, spesso, puramente virtuali. Solo con un’azione sinergica e concertata di tutte le componenti della comunità è quindi possibile creare una rete di accoglienza e sostegno dove l’allievo non rimanga “solo” di fronte alle difficoltà.

Il lavoro non è stato facile. Mettere insieme scuole di ogni ordine e grado, abituate solo in casi eccezionali a lavorare insieme; genitori, che specialmente nella secondaria di secondo grado risultano sempre più assenti; allievi “distratti” e demotivati; istituzioni alle prese con gli innumerevoli bisogni di una comunità “in crisi” e con pochi mezzi finanziari e umani per dare risposte concrete, è stata una sfida impegnativa, ma al tempo stesso entusiasmante. Un contributo positivo è sicuramente venuto dalle associazioni che, abituate a gestire situazioni problematiche nel territorio, hanno saputo offrire buone prassi per creare condizioni di accoglienza e di ascolto.

La realizzazione del progetto è stata anche occasione per tanti operatori di mettere in campo professionalità e competenze, evidenziando le potenzialità culturali di un territorio dove, per una non adeguata propensione a lavorare in rete, non sempre le risorse umane vengono valorizzate al meglio.

Nonostante le difficoltà, però, le attività proposte nei ventinove moduli degli otto percorsi, alcuni dei quali rivolti anche a genitori e docenti, hanno visto esplodere ed affermarsi il protagonismo di tanti bambini, adolescenti e giovani adulti che, di fronte a modelli formativi innovativi, partendo dal fare, sono riusciti a formalizzare saperi disciplinari e di cittadinanza.

Un accenno particolare va fatto al percorso rivolto ad alcuni giovani drop out ai quali il progetto, attraverso interventi formativi flessibili e personalizzati, ha offerto una seconda opportunità di rientro nel circuito formativo per il conseguimento di un titolo di studio. Di questi giovani, alcuni, nello scorso anno scolastico, hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado ed altri stanno regolarmente frequentando il quinto anno presso l’ITES “Don L. Sturzo”.

Le attività svolte nell’ambito degli otto percorsi sono state svariate: creazione di orti didattici, laboratori teatrali, musicali, di cittadinanza, di didattica orientativa, interventi di consolidamento di competenze di base, percorsi mirati alla scoperta del sè e dello spazio in cui viviamo, narrazione di storie, attività sportive … Tutto ciò per favorire lo sviluppo di atteggiamenti positivi nei confronti dell’istituzione scuola, condizioni di “benessere” a scuola, innalzamento dei livelli di competenza.

Da sottolineare, però, che anche le esperienze più belle, innovative e riuscite, se non integrate con le attività curriculari, rischiano di restare momenti isolati di cui i docenti della scuola “del mattino” non tengono conto. A tal fine diventa essenziale non solo l’incontro tra la progettualità, di solito extracurriculare, e la quotidianità curriculare, ma anche il riconoscimento di saperi non formali e informali, nella consapevolezza che la Scuola e i suoi spazi non sono più gli unici luoghi di formazione e che la tradizionale trasmissione dei saperi non è più in grado di rispondere alle esigenze di giovani generazioni sollecitate da una moltitudine di stimoli “esterni”.

La lunga esperienza sviluppata negli anni, grazie anche alle iniziative messe in atto dal Centro Risorse Territoriale contro la dispersione scolastica e la marginalità sociale, struttura nata con fondi FESR della programmazione 2000/2006 e allocata presso l’ITES proprio con l’obiettivo a cui oggi mira il progetto F3, ha facilitato la sperimentazione di una progettualità in rete che sicuramente troverà nel Centro un rinnovato impegno per fare della conclusione delle attività un punto di partenza per nuove e più incisive azioni di lotta alla dispersione, obiettivo tra l’altro sottolineato nella nuova programmazione 2014/2020 e già fissato come prioritario dall’Unione Europea che prevede, per il 2020, di ridurre il tasso di dispersione scolastica al di sotto del 10%.

A tale scopo, il prototipo scaturito dall’esperienza e da noi formalizzato, prevede, e il Centro Risorse si adopererà per promuoverla e sostenerla, la costituzione di un gruppo di studio e ricerca permanente che metta insieme gli attori di quella “comunità educante” a cui il Progetto F3 ha sempre fatto riferimento. Siamo, infatti, perfettamente consapevoli della molteplicità delle problematiche che investono la Scuola di oggi, ma quello della dispersione è sicuramente il più grave e urgente. Prendendo in prestito le parole del sempre attuale Don Milani, ci sentiamo di affermare anche noi che “La scuola ha un problema solo, i ragazzi che perde” e che “Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati”

 

Prof.ssa Mimma Bruno

Prof.ssa Enza Giamporcaro

 

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