Panorama di Bagheria

La lotta biologica alla zanzara. I suggerimenti del consulente Gagliano

Riceviamo e pubblichiamo

La tutela ambientale si realizza anche con interventi di dezanzarizzazione a impatto ecologico nullo. L’adesione ai principi della lotta biologica è efficace se il principio biologico è ben conosciuto e viene applicato correttamente.

L’osservazione della natura ci ha permesso di capire che, in alternativa all’utilizzo di prodotti chimici più o meno tossici e di sicuro impatto ambientale, è possibile ricorrere a meccanismi di controllo naturali per il contenimento degli insetti.

Tali meccanismi rappresentano la base della lotta biologica, vale a dire l’insieme di tecniche e di sistemi che sfruttano al meglio gli antagonisti naturali degli organismi che possono arrecare danno all’uomo.

L’applicazione dei metodi di lotta biologica richiede però una buona conoscenza del parassita, del suo ciclo biologico e di come l’ambiente può influenzare il rapporto tra parassita e antagonista. Per questo in seguito riporteremo le informazioni che riteniamo importanti per attuare questa lotta.

In natura durante la fase acquatica le larve di zanzara sono facile preda di pesci, delle forme giovanili di libellule, di larve e adulti di coleotteri. Le zanzare adulte vengono invece decimate da uccelli e pipistrelli.

Nel campo della dezanzarizzazione gli agenti biologici maggiormente utilizzati sono Bacillus thuringiensis, alcuni nematodi e funghi e, con risultati contrastanti, il pesce Gambusia, che utilizzeremo per cominciare quest’attività di lotta alla zanzara.

Gli esemplari di pesce Gambusia (almeno 5) che dovranno essere introdotti nelle raccolte di acqua artificiali, private e pubbliche, saranno forniti gratuitamente dal Vivaio Eleuterio di Salvatore Sardina , S.S. 113 – Km 240 + 700 (uscita Ficarazzi) PA – tel 3394512803 ; e-mail vivaioeleuterio@libero.it, che, visto l’importanza dell’argomento, ha dato piena disponibilità.

Secondo l’accordo stipulato verbalmente col proprietario del vivaio, sig. Salvatore Sardina, egli si impegnerà a fornire gli esemplari e a trascrivere l’indirizzo e il tipo di raccolta d’acqua in cui verrà introdotto l’animale; questo per tracciare una mappatura del territorio e studiare l’efficacia del metodo nelle varie zone.

P.S.: Allego schede informative sulle speci in questione e metodi di lotta alla zanzara.

 

Dr. Gino Gagliano

 

 

COS’È LA GAMBUSIA

Ordine: Ciprinodontiformi (Cyprinodontiformes)

Famiglia: Pecilidi (Poecilidae)

Genere: Gambusia

Specie: Gambusia affinis

Sottospecie presente in Italia: Gambusia affinis holbrooki

Morfologia

Pesce di piccole dimensioni (femmine fino a 6 cm, maschi fino a 3,5) dal corpo affusolato, compresso, coperto di squame cicloidi piuttosto grandi. Il profilo superiore nei maschi è ugualmente arcuato rispetto a quello inferiore, mentre nelle femmine il profilo inferiore è molto più arcuato. Linea laterale assente.

La testa è larga e depressa dorsalmente, la bocca è piccola e rivolta verso l’alto, con mascella prominente e numerosi denti unicuspidati.

Ha una colorazione grigio-verdastra sul dorso e sui fianchi, molto chiara sul ventre. Le pinne sono bianco-giallastre, con puntini neri che formano strie trasversali scure.

Distribuzione

Originaria dell’America settentrionale, questa specie fu introdotta a partire dagli anni ’20 in Francia, Spagna, Albania, Grecia, nei Paesi Balcanici fino alla Russia e nel centro Italia (in particolare nell’agro romano) come strumento di lotta biologica contro le zanzare del genere Anopheles, vettore della malaria.

Ecologia

Un’importante caratteristica che ha permesso a questo pesce di colonizzare un’enorme varietà di ambienti acquatici è la sua elevata tolleranza ambientale: si rinviene infatti in acque con temperature comprese fra 0° e 30°C, anche pressoché prive di ossigeno, spesso con elevate concentrazioni saline o fortemente eutrofiche. Preferisce comunque fondali fangosi ed acque calde e poco correnti.

Il suo regime alimentare è estremamente vario: preda piccoli crostacei, larve ed adulti di insetti acquatici, ma anche piccoli vertebrati quali larve di altri pesci e di anfibi, soprattutto Urodeli.

Si riproduce in primavera con fecondazione interna e la femmina da alla luce in più riprese numerosi piccoli vivi, che raggiungeranno la maturità sessuale entro 1 anno (Grimaldi et al., 1990).

Tuttavia, da studi recenti (Margaritora et al., 1998; Valenti, 1984), è nata un’opinione contraria all’uso di questo pesce nella lotta biologica ai Culicidi.

La gambusia infatti si riproduce molto velocemente, consuma gran parte dell’ossigeno disciolto nell’acqua, divora non solo le larve dei Culicidi ma anche tutto il plancton e numerosi altri organismi acquatici, determinando l’accumulo di una gran quantità di escrementi sul fondo; infine dà luogo a consistenti morie delle sue stesse popolazioni che, una volta esaurite le risorse, si danno al cannibalismo, riempiendo il fondale di resti di cadaveri. Nelle pozze, negli stagni o nei fontanili in cui è presente la gambusia, infatti, il fango che si trova sul fondo si presenta di colore molto scuro ed è fortemente maleodorante.

Da uno studio effettuato nelle pozze presenti nella Riserva Naturale di Castelporziano vicino Roma (Stella et al., 1984) venti anni dopo l’introduzione delle gambusie, si è osservato un notevole peggioramento della qualità delle acque in termini di eutrofizzazione. Dalle suddette stazioni sono scomparse numerose specie di Anfibi, in particolare gli Urodeli, sia per le cattive condizioni delle acque, troppo eutrofizzate, sia perché le uova e le piccole larve sono facili prede delle gambusie.

La gambusia oggi è piuttosto diffusa in numerosi stagni e corsi d’acqua italiani, soprattutto nel Lazio.

Si rivela ancora uno strumento abbastanza efficace per la lotta alle zanzare in stagni e laghetti artificiali, ove non siano presenti altre specie selvatiche o domestiche che possano essere predate e a patto che si effettui una manutenzione periodica con pulizia del fondo ed eliminazione del fango.

Se ne sconsiglia invece l’uso in stagni in cui siano presenti pesci ornamentali o anfibi, per i danni che essa provoca sulle altre specie con azioni di predazione e competizione.

NON INTRODURRE ASSOLUTAMENTE IN STAGNI NATURALI !

Il Bacillus thuringiensis è un batterio totalmente innocuo per l’uomo, gli animali e i pesci. La sua azione non è persistente e si esaurisce nell’arco delle 24 ore. Il suo impatto ambientale è pressoché nullo.

Pur in uso da diversi anni, il Bacillus thuringiensis non ha finora comportato la selezione di ceppi resistenti. Il batterio viene utilizzato nella lotta larvale ma non di rado si sono avute anche applicazioni contro gli adulti.

Il suo utilizzo richiede una buona conoscenza della biologia della zanzara e delle condizioni di applicazione poiché la sua efficacia è condizionata da diversi fattori biologici e ambientali. Ad esempio non tutte le larve di zanzara tigre mangiano alla stessa profondità: alcune si nutrono in superficie, altre in profondità.

Il Bacillus thuringiensis sedimenta più velocemente nell’acqua se in essa sono presenti particelle sospese sulle quali può essere adsorbito. Una volta raggiunto il fondo diventa di fatto inefficace. Quindi in acque particolarmente inquinate, a causa del ridotto tempo di esposizione alle larve, il trattamento rischia di essere meno efficiente.

Se l’acqua è fredda le larve di zanzare mangiano di meno e di conseguenza minore è la dose che viene da loro assunta. Pertanto trattamenti eccessivamente precoci rischiano di essere inutili e anti-economici.

La stessa distribuzione del prodotto deve tenere conto che le larve di zanzare tendono a raggrupparsi in zone riparate e ombreggiate dove il batterio non sempre può arrivare se applicato in modo non localizzato.

Se inoltre le larve sono presenti in elevate quantità, la dose normale può non essere sufficiente per abbattere la popolazione: ogni larva assume meno batterio e quindi non è detto che abbia luogo l’azione letale.

Bacillus thuringiensis non ha lo stesso effetto su tutte la larve. La sua sensibilità diminuisce con l’età larvale. Trattamenti ritardati non sortiscono lo stesso effetto di trattamenti eseguiti quando le larve di zanzare sono all’inizio del loro ciclo.

Per raggiungere livelli di mortalità ottimali è opportuno essere a conoscenza di tutto quanto sopra riportato allo scopo di ottenere la massima efficienza di risultati.

CACCIA APERTA ALLA ZANZARA TIGRE

La zanzara tigre è ormai diventata un problema di estrema attualità. Ma la battaglia contro questo fastidioso insetto è efficace solo se esiste collaborazione tra pubblico e privato, tra Comune e cittadini. Solo se comprendiamo che il successo della ‘caccia’ alla zanzara-tigre dipende dall’impegno di ciascuno potremo puntare a ridurlo. Infatti le zanzare non conoscono confini o limiti di sorta. L’Amministrazione comunale è impegnata in una serie di RIPETUTI INTERVENTI DI PREVENZIONE che interessano le aree pubbliche da aprile ad ottobre, trattamenti larvicidi a tappeto (pozzetti, griglie, ecc.) La prevenzione nelle aree pubbliche non è comunque risolutiva se non è coadiuvata dai trattamenti nelle aree private.

CHE COSA SI PUO’ FARE?

Occorre che anche nelle aree private sia posta la massima attenzione ad evitare il ristagno dell’acqua e siano effettuati periodicamente i trattamenti larvicidi. Ricordiamoci che ogni trattamento non effettuato provoca un danno a tutti

Chi è la Zanzara Tigre

La zanzara tigre ( Aedes albopictus; ordine Ditteri, famiglia Culicidae) è originaria dalle foreste tropicali del sud-est asiatico. Il suo nome è dovuto alle bande chiare che ne attraversano il corpo mentre le zampe sono di colore scuro. Dal 1986 la specie si è diffusa attraverso il commercio di copertoni usati (dove la femmina può deporre le uova in minime quantità d’ acqua piovana) negli Stati Uniti ed in seguito in Sud-America ed in Europa.

Descrizione La Zanzara Tigre

È più piccola delle altre zanzare. È di colore scuro, con fasce bianche sulle zampe e una linea bianca sul dorso. Vola basso, a pochi centimetri dal suolo e punge soprattutto alle gambe e alle caviglie. Più aggressiva delle altre zanzare punge prevalentemente di giorno. La sua puntura provoca vistose bolle e pruriti particolarmente fastidiosi nei soggatti più sensibili. in Italia la puntura di zanzara tigre non è veicolo di trasmissioni virali sull’uomo.

Ciclo Biologico Le UovaL’uovo: L’uovo fecondato contenente l’embrione viene deposto nelle immediate vicinanze di raccolte di acqua ed è in grado di resistere alle basse temperature invernali ed all’essiccamento prolungato per molti mesi: durante questo periodo l’embrione in esso contenuto va incontro ad un rallentamento delle sue funzioni vitali denominato diapausa. Lo stimolo necessario, ma non sufficiente, per la schiusa dell’uovo da cui fuoriesce la larva è rappresentato dalla sua sommersione in acqua. La luce solare, la temperatura ambientale, l’umidità relativa dell’aria ed il particolare assetto ormonale dell’uovo sono gli altri elementi oggi riconosciuti che concorrono a stimolare la schiusa dell’uovo. La LarvaLa larva: Ha vita esclusivamente acquatica, anche se respira l’aria atmosferica. Grazie al suo apparato boccale masticatore si nutre di minutissime particelle alimentari e di microscopici organismi acquatici; è a sua volta preda di altre larve (ad esempio la larva delle libellule) o di pesci detti larvivori (pesci rossi, gambusie). Il suo sviluppo attraversa quattro stadi in un tempo minimo di 7-8 giorni e massimo di 80-85 giorni (pena la sua morte), in rapporto alla temperatura media atmosferica. Quest’ultima, comunque, non può essere efficace se non raggiunge almeno +10°C (inizio primavera). La Ninfa o PupaLa ninfa i pupa: Ha origine dalla larva del 4° stadio dal momento in cui essa si chiude in un involucro, al cui interno il suo organismo andrà incontro ad una completa trasformazione (metamorfosi) al termine della quale, dopo due o tre giorni, l’involucro (esuvia) si fessurerà consentendo l’uscita dell’insetto adulto (sfarfallamento). Durante la trasformazione la ninfa respira aria atmosferica ma non si alimenta. Insetto AdultoInsetto adulto: Dal momento che l’involucro si apre, l’insetto adulto è in grado di volare entro pochi minuti e, dopo 48-72 ore dallo sfarfallamento, è pronto per l’accoppiamento. L’alimentazione di base di entrambi i sessi è costituita da liquidi vegetali zuccherini, quali il nettare dei fiori (ruolo di impollinatori come le api) o liquidi di frutta matura in decomposizione. Tuttavia, diversamente dal maschio, la femmina fecondata deve nutrirsi anche di ‘pasti di sangue’ per portare a maturazione le uova: per questo motivo l’apparato boccale della femmina si è modificato per consentire di pungere la pelle delle vittime da cui trarre sangue. La durata della vita della zanzara femmina si ritiene compresa fra tre settimane e cento giorni, in rapporto alle condizioni ambientali disponibili.

ELEMENTI CHE CONSENTONO O FAVORISCONO LO SVILUPPO DELLA ZANZARA TIGRE

Fattori ambientali

temperatura media dell’aria non inferiore a +10°C

numero di ore di luce solare in una giornata (fotoperiodo): ideali 12 ore alla latitudine di Roma a metà marzo circa

umidità dell’aria

presenza di acqua vicino alla quale deporre le uova e grazie alla quale avviene la schiusa per sommersione delle uova

Caratteristiche biologiche e comportamentali della zanzara tigre Riduzione dei rischi per la propria progenie attraverso:

deposizione di uova in luoghi diversi

schiusa ‘a quote’ delle uova di ogni deposizione

resistenza delle uova per lunghi periodi alle basse temperature ed all’essiccamento

TABELLA RIASSUNTIVA Modalità di aggressione della zanzara tigre

volo silenzioso, a basse quote da terra

avvicinamento aggressivo: non teme i tentativi di allontanamento ed infligge ripetute punture in brevissimo tempo

predilige gli arti inferiori

può pungere anche attraverso i vestiti

è attirata in particolare dai colori scuri

I FOCOLAI

Qualsiasi raccolta di acqua stagnante o a lento deflusso può divenire un focolaio riproduttivo per le zanzare se questa raccolta, benché di modesta quantità, è in grado di persistere per un periodo di tempo sufficiente a consentire il completo sviluppo delle larve. Si ricorda che quest’ultimo è articolato in quattro stadi, l’ultimo dei quali porta alla formazione delle pupe, avvolte nel loro bozzolo dal quale sfarfallerà l’insetto adulto. In primavera, con temperature medie dell’aria e quindi dell’acqua ancora basse, lo sviluppo larvale può completarsi in alcune settimane, mentre in estate possono essere sufficienti sette-dieci giorni. Le predette raccolte d’acqua possono essere formate da acqua piovana e/o acqua proveniente dalle più diverse attività umane quali, ad esempio, l’innaffiamento di un giardino, di un orto o di singole piante in vaso, il lavaggio di un veicolo o di un manufatto in generale, lo scarico non corretto di acqua di condensa proveniente da un impianto di condizionamento dell’aria e la dispersione in generale di acqua sopra superfici pavimentate. In tutti questi casi le acque andranno a confluire in avvallamenti o cavità naturali (ad esempio nei tronchi degli alberi) o artificiali (ad esempio in grondaie intasate) oppure in contenitori appositamente costruiti dall’uomo per raccogliere e smaltire sia le acque piovane sia le acque provenienti dalle sue attività e genericamente indicate come acque reflue

REGOLE DA OSSERVARE PRESSO I CIMITERI

Eliminare i sottovasi posti all’aperto. In alternativa cambiare l’acqua almeno una volta alla settimana svuotandola sul terreno (non nei tombini) o introdurre nel sottovaso un fascio di fili di rame (almeno n. 10) lungo tutto il perimetro del sottovaso; mantenere capovolti e svuotati dall’acqua tutti gli annaffiatoi eventualmente lasciati al cimitero; riempire di sabbia i vasi contenenti fiori finti se posti all’aperto; rimuovere l’acqua stagnante da ogni invaso o incavo eventualmente presente sulle tombe all’aperto.

TRATTAMENTI E PRINCIPI ATTIVI

Frequenza dei trattamenti Principio attivo consigliato

Ogni 6-7 giorni Bacillus Thuringiensis var.israelensis: insetticida microbiologico formulato in compresse ma utilizzabile anche in formulazione liquida

Ogni 10-15 giorni Temephos: nsetticida organofosforico formulato in compresse

Per comprensibili motivi di correttezza i prodotti larvicidi consigliati non sono citati con il nome commerciale di vendita al pubblico, ma si indica il principio attivo in esso contenuto. Qualsiasi rivenditore del settore sarà in grado di individuare il prodotto o i prodotti commerciali in cui è presente il principio attivo indicato dal cliente. Prima comunque di usare i prodotti si raccomanda di LEGGERE COMUNQUE ATTENTAMENTE LE ISTRUZIONI riportate sulla confezione. Il prodotto larvicida, dopo l’acquisto, dovrà essere custodito in luogo fresco, asciutto, non esposto alla luce del sole e tassativamente non raggiungibile da bambini o animali domestici e non in promiscuità con altri prodotti anche se non alimentari. Quando è possibile, si raccomanda di conservare il prodotto larvicida nel suo imballaggio originale o, comunque, di conservare l’imballaggio vuoto, finché il prodotto non sarà stato integralmente consumato. Gli eventuali foglietti illustrativi contenuti nelle confezioni dovranno essere conservati con cura ed in modo tale che ne sia possibile sempre l’immediato reperimento. Per ottenere migliori risultati, la lotta larvicida dovrebbe essere eseguita senza interruzione dall’inizio del mese di aprile sino alla fine del mese di ottobre, con eventuali anticipazioni o prolungamenti in funzione di imprevisti andamenti climatici che determinino una persistente temperatura media dell’aria non inferiore a + 10°C. La necessità di non interrompere il trattamento larvicida, rispettando quindi la frequenza prefissata dei trattamenti, dovrà orientare l’operatore ‘fai da te’ nella scelta del prodotto o dei prodotti da usare in rapporto alle sue possibilità di rispettare le frequenze dei trattamenti, soprattutto nei mesi tipicamente utilizzati per le vacanze. Tutti i prodotti possono essere acquistati, eventualmente previa ordinazione, presso i negozi dedicati agli operatori agricoli. L’insetticida microbiologico formulato in compresse può essere acquistato anche presso le farmacie. Si consiglia di informarsi sempre sulla disponibilità di confezioni risparmio dei prodotti che volete acquistare

NOTE OPERATIVE GENERALI

Le raccomandazioni sotto elencate sono improntate ai più stretti principi di precauzione e devono essere interpretate come un invito ad operare secondo schemi di assoluta sicurezza, senza inutili timori di errore in operazioni certamente non consuete. Leggere attentamente le informazioni/istruzioni riportate sull’etichetta o sul foglietto illustrativo di corredo della confezione di prodotto insetticida da impiegare. In caso di dubbio, anche banale, si raccomanda di rivolgersi al venditore del prodotto o alla Unità Funzionale di Igiene e Sanità pubblica della Azienda Sanitaria, contattando preferibilmente quella della zona territorialmente competente rispetto al vostro indirizzo di abitazione o di ambiente esterno da trattare, soprattutto per risolvere dubbi di natura igienico- sanitaria, a tutela vostra e del vicinato. Si raccomanda di privilegiare l’impiego di formulazioni in compresse più semplici da gestire anche da parte di persone inesperte e, comunque, facilmente utilizzabili anche per l’approntamento di soluzioni in acqua per irrorazioni/nebulizzazioni in casi particolari. Si raccomanda di non toccare le compresse del prodotto insetticida a mani nude, ma proteggendole con guanti monouso o riutilizzabili dopo lavaggio con acqua e sapone prima di rimuoverli dalle mani. I guanti riutilizzabili dovranno essere comunque usati solo per questa incombenza. Un’accorta manipolazione del prodotto insetticida consentirà, nella maggior parte dei casi, di evitare di toccare le compresse. Durante la manipolazione/distribuzione delle compresse di insetticida si raccomanda di non fumare, di non bere, di non mangiare, di non toccare gli occhi, il naso e la bocca. Questo invito è tassativo quando si eseguono trattamenti con insetticidi in forma liquida. In caso di contatto diretto fra il prodotto insetticida e le mani nude o qualunque altra parte scoperta del corpo si raccomanda di lavare la parte interessata con acqua tiepida e sapone. In caso di interessamento degli occhi, soprattutto con schizzi di liquido insetticida, si dovrà procedere come sopra raccomandato, ma sarà opportuno rivolgersi ad un pronto- soccorso oculistico. In caso di contatti indiretti, attraverso le mani guantate contaminate che toccano altre parti scoperte del corpo, si dovrà procedere come sopra raccomandato. Si ricorda che dai pozzetti grigliati trattati (caditoie, canalette e simili) non fuoriescono odori molesti né esalazioni pericolose per uomini ed animali.

 

ALLEGATI
Ultimo aggiornamento: 03/03/2014

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