Panorama di Bagheria

Inaugurazione mostra “Le meraviglie della natura” al Centro d’arte e cultura Piero Montana (recensione)

Riceviamo  e pubblichiamo:

Foto per inaugurazione mostra2Inaugurazione mostra “Le meraviglie della natura” al Centro d’arte e cultura Piero Montana

Si è inaugurata sabato 5 maggio, nei locali del Centro d’arte e cultura Piero Montana, la mostra di Sergio Mammina “Le meraviglie della natura”.

All’inaugurazione un grande afflusso di persone provenienti da ogni parte della Sicilia (Messina, Catania, Caltanissetta, Trapani oltre che evidentemente da Palermo e dalla nostra stessa città di Bagheria) ha fatto registrare un “pienone” ed un successo indiscutibile dovuto senza dubbio al grande richiamo esercitato dall’arte del maestro monrealese su artisti, addetti ai lavori e su un pubblico in generale più vasto ed eterogeneo.

En passant citiamo qui solo i nomi di importanti artisti nisseni come Giuseppina Riggi, Calogero Barba, Lillo Giuliana, Franco Spena nonché di Sebastiano Parasiliti (catanese), Totò Mineo (palermitano) e dei bagheresi, Giuseppe Alletto, Filly Cusenza e Giovanni Varisco. Presenti anche il nostro regista Nico Bonomolo (Premio, quest’anno, David di Donatello) e tanti altri esponenti dell’arte e della cultura. Tra questi il responsabile della Biblioteca comunale Francesco Scaduto, Architetto Vincenzo Sciré, il direttore di Guidasicilia, Federico Modica, il critico d’arte Giovanna Cavarretta.

Foto per inaugurazione mostraL’inaugurazione ha avuto luogo con un ringraziamento a tutti i presenti, per la loro partecipazione all’evento, da parte di Piero Montana direttore del Centro d’arte e cultura bagherese), che ha subito letto un intervento critico sull’opera di Sergio Mammina. A seguire, ha preso la parola, il Presidente dell’Unitré, Antonella Miloro Nasca, che invece si è soffermata sull’importanza del Centro d’arte Montana, che in una città come Bagheria viene ad ampliare gli stimoli e gli interessi prettamente culturali, mentre in conclusione ha parlato la professoressa Rosanna Balistreri, che è intervenuta sugli aspetti, a dir poco inquietanti, dell’arte di Mammina, che proietta sempre nelle sue opere l’ombra di nefaste conseguenze sulla natura da parte del progresso scientifico e tecnologico.

La mostra ha suscitato moltissimi consensi sul pubblico intervenuto, che ha apprezzato tantissimo la grande maestria di Mammina, che con raffinata abilità tecnica ripropone nelle sue opere una fantastica ed alchemica visione della natura ed in particolare del suo mondo entomologo.

Soddisfatto l’ideatore ed organizzatore della mostra Piero Montana che su Sergio Mammina ha espresso pareri molto lusinghieri, definendo la sua arte una rara ed autentica sopravvivenza, tra la tanta confusione ed inesperienza che regna sovrana nel panorama dell’arte contemporanea, del mestiere di grafico e di pittore. Montana, avanguardista tout court, ha pure affermato che l’arte di Mammina è molto preziosa per la sua testimonianza di un linguaggio artistico molto personale che mostra di non aver alcun debito nei confronti di nessuno, un linguaggio pertanto che, più che surrealista ed onirico, potremmo meglio definire fantascientifico con anticipazioni su quella che oggi viene definita arte Post Human.foto per recensione mostra2

Molto soddisfatto anche l’artista espositore, che constatato il successo di critica e di pubblico ottenuto con questa sua mostra da Piero Montana, si è detto disponibile ad esporre in avvenire nei locali del Centro d’arte e cultura bagherese.

 Centro d’Arte e Cultura Piero Montana

 

Il mondo fantastico e visionario di Sergio Mammina negli inchiostri ed acrilici su carta presentati nella sua mostra “Le meraviglie della natura” fino al 31 maggio al Centro d’arte e cultura Piero Montana.

Sergio Mammina da tanti anni ormai acuto osservatore della fredda e quotidiana violenza operata dal progresso tecnologico sulla natura vergine del nostro pianeta, con molto mestiere e perizia grafica, raffigura nelle sue carte, la superstite sopravvivenza di un onirico mondo entomologo e zoologico.

Il tutto è come filtrato dall’occhio di uno stupratore che dal luogo stesso della violenza, in cui consuma il crimine, vuol cancellare la sua presenza. L’uomo, il grande assente nelle opere di Mammina, è infatti l’unico responsabile ed artefice della odierna sopraffazione tecnologica.

In questa assenza delittuosa insetti, pesci e volatili, raffigurati con minuziosa precisione, stanno là a testimoniare un senso di straniamento che è anche un espediente artistico per distogliere lo spettatore dalla finzione figurativa e portarlo invece ad una riflessione sulle reali ed inquietanti conseguenze, oggi, della sua convivenza con l’imperante tecnologia. “Le meraviglie della natura”, coleotteri, formiche, ramarri, farfalle, civette giocano sul piano artistico a rompere l’equilibrio, la fredda armonia metallica dell’industriale progresso scientifico e tecnologico, senza però uscir fuori dal piano prettamente figurale in cui esse sono rappresentate.

La mostra a Sergio Mammina per il suo settantesimo compleanno vuol essere un omaggio ad un maestro, che da tanti, troppi anni vive appartato, assai lontano dalle mode artistiche del tempo, preso solo dal suo certosino lavoro. Un lavoro di abilità tecnica e precisione figurativa che gli avanguardisti di oggi, passato già l’entusiasmo “per il ritorno al mestiere”, “per i tempi lunghi della pittura”, espresso dalla Transavanguardia di Achille Bonito Oliva, dall’Anacronismo di Maurizio Calvesi, dai Nuovi-Nuovi di Renato Barilli, considerano già vecchio e superato. E’ perciò interessante incominciare a riconoscere come in campo grafico e pittorico Sergio Mammina sia in effetti un precursore dell’ Arte Post Human , giacché nelle sue opere che ritraggono in un modo nuovo, sia pure, solo o per lo più l’universo entomologo, l’artificiale e il biologico sono separati da un confine sempre più sottile, fino a confondersi in una totale perdita di identità in cui è sempre più difficile distinguere l’organico dall’ inorganico, come ad esempio nella sua opera Il camaleonte. Primo interprete in assoluto della devianza dal naturale, dell’integrazione fra biologico e artificiale, l’artista monrealese si esprime a livello visivo con un linguaggio proprio, senza alcun debito a nessuno. Un linguaggio che più che surrealista, potremmo definire fantascientifico.

Ma questa, di cui abbiamo brevemente parlato, non è che un’interpretazione dell’opera di Mammina, che certamente non ne esclude altre. Nei dipinti dell’artista monrealese c’è giuoco, divertimento, ironia ma soprattutto c’è tanta fantasia.

Gli insetti che Mammina propone alla nostra attenzione, come in una mimesi camaleontica sono imitazioni fantastiche o, per essere più precisi, invenzioni nate dalla sua fantasia grafica, sono per l’appunto “grafotteri” e sortiscono da quel sottosuolo che è l’inconscio umano. Formati da pennini stilizzati, questi “grafotteri” sono “finzioni” e sono sicuro che il grande Borges li avrebbe accolti in qualche suo libro di entomologia fantastica. Questa loro appartenenza anche al mondo fantastico di Borges fa sì che essi appartengono pure alla letteratura. L’artista ad esempio, in ‘un’opera, in questa nostra mostra non pervenuta, perché attualmente in trasferta a TORINO per la riproposta di “LIBER FARE”(1), li chiama coleotteri letterati ossia lettererotteri. Nel contesto dei libri oggetto di Mammina da noi in esposizione, troviamo anche il “graphotterus aureus” che ha la sua tana nei libri. Questi è il solo “graphotterus” alchemico che abbiamo scoperto tra le opere in mostra. L’esemplare sembra pertanto unico, raro, segno che non tutti i grafotteri possono pervenire ad una loro trasformazione aurea, grazie alla frequentazione, attraverso i libri, con il mondo spirituale di una riflessione interiore ed in particolare iniziatica ed operativa. La scrittura per Mammina non è rivelazione ma frutto della fantasia grafica dell’arte, essendo essa costituita da segni che la contraddistinguono, l’opera grafica di mammina non è che l’estensione, immaginaria, visionaria di un mondo prettamente scritturale, letterario, fiabesco, il solo mondo della fantasia e della creazione poetica all’artista congeniale. Opere come “Prova di forza”, “Triglia e corredino”, “Il luogo dell’incontro” “L’attrattore di ramarri”, “La civetta sul comò” ect non sono opere illustrative di racconti e fiabe per bambini, sono il racconto fiabesco in sé che si dipana a partire dal grafema, cosi ché Il mondo che ne risulta non è un mondo della copia, della mimesi ma della invenzione della natura, che, direbbe Oscar Wilde imita l’arte sempre trascendente a quanto definiamo reale, naturale. L’arte per Mammina è un dono che non tutti possiedono e le qualità non comuni in esso racchiuse possono dischiudere un mondo meraviglioso. “Le meraviglie della natura” di Sergio Mammina vanno intese in questo senso rivelatorio e prettamente alchemico, perché esse dischiudono mentalmente ai nostri occhi livelli multipli dell’essere dalla solidificazione dell’esistente alla sua rivelazione metafisica, dalla reificazione, mercificazione e contraffazione odierna della natura operata dalla tecnologia moderna a un brillio, ad una “luccicanza” nella mente, che ingenera nell’anima di chi in essa si lascia assorbire la poesia, l’immaginazione, l’ironia, il “ludus”, quello stupore insomma, che pur nei tempi odierni sempre più ottenebrati da un gretto materialismo, ha il potere di destarci dal sonno della ragione.

NOTA 1) Mostra Liber Fare- 150 opere della collezione dei Libri d’Artista dell’Accademia di Belle Arti di Palermo in trasferta a TORINO presso l’Officina della Scrittura – Museo del Segno e della Scrittura, che è stata già inaugurata l’8 maggio.

Piero Montana

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Ultimo aggiornamento: 08/05/2018

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