Panorama di Bagheria

“Concerti a Palazzo” Stagione Concertistica 2017

Riceviamo e pubblichiamo:

L’ associazione culturale musicale ” Vittorio Mascheroni” presenta Concerti a Palazzo”

Stagione Concertistica 2017

Salone delle Feste Palazzo Aragona Cutò

Via Consolare 105, Bagheria

Ermelinda Gatto Mezzosoprano e Antonio Trovato Pianoforte

Concerti a Palazzo

20 Maggio 2017 ore 18,00

“Dicevo al cuore”

Il salotto musicale di casa Mascheroni: la canzone negli anni 30 e 40

 

24 Giugno 2017 ore 18,00

“Passione”

Il salotto musicale napoletano e la canzone d’autore

 

28 Ottobre 2017 ore 18,00

“Smile”

Il salotto musicale americano

 

25 Novembre 2017 ore 18,00

Il salotto musicale europeo

(con la partecipazione della pianista Alessandra Caronna)

 

16 Dicembre 2017 ore 18,00

Gioia d’amare- Piano solo, musiche di A. Trovato

Antonio Trovato- Pianista

 

 

Vittorio Mascheroni

L’Associazione Culturale Musicale “Vittorio Mascheroni”Vittorio Mascheroni

 

Nasce dall’esigenza di fare opera di divulgazione della cultura e dell’arte musicale, promuovendo lo studio della musica, istituendo l’Accademia di Alto Perfezionamento vocale e pianistico “Vittorio Mascheroni” , ma soprattutto organizzando Concerti, Masterclasses, Concorsi vocali e pianistici, avvalendosi anche della collaborazione di ospiti, artisti di chiara fama. Divulgare, inoltre, l’opera di compositori poco noti. In ultimo ma non ultimo, rendere omaggio ad un grande compositore del passato, Gian Vittorio Mascheroni, le cui opere sono state leitmovit degli anni 20, 30 e 40.

 

 

Il salotto musicale di casa Mascheroni

Nel periodo tra le due guerre in Italia è la trasformazione della romanza in canzone. Se negli anni ’20 ancora i temi sono quelli del romanticismo più decadente, fatto di scettici e maliarde, mentre i ritmi sono vivificati dall’influsso del tango, le cose migliori vengono ancora dalla realtà delle tradizioni regionali: soprattutto quello napoletano, ma anche toscano, milanese e romano. Dagli anni ’30 l’apparizione dei nuovi mass-media porta alla diffusione di prodotti diversi, destinati a un pubblico sovra-regionale. Spettacoli pubblici come il varietà e la rivista o l’operetta danno il loro contributo, ma il fatto nuovo è ora dato dalle radio e dal cinema: sono questi due media a dare alla canzone una grande diffusione quotidiana. Non è un caso che il primo film sonoro del cinema sia Il cantante di jazz (1927) Il sonoro cinematografico veicola la canzone, i cui interpreti conoscono, a partire dagli anni trenta, il fenomeno del divismo. Il cinema italiano, aveva cominciato a cantare con “La canzone dell’amore”. Intenso uso delle canzoni d’amore fecero i film più commerciali: le canzoni si identificarono spesso con i volti delle attrici allora più celebri, eroine dai volti angelicati. In siffatto contesto vive e opera Vittorio Mascheroni (Milano, 3 marzo 1895 – Milano, 3 luglio 1972) che è stato un musicista e compositore italiano, autore di alcuni dei maggiori successi della canzone italiana del suo tempo. Studiò composizione al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ma abbandonò gli studi prima di conseguire il diploma. Cugino della poetessa Ada Negri e parente del matematico Lorenzo Mascheroni aveva nel sangue la creatività: divenne, quindi, uno dei compositori più eclettici della musica italiana fra le due guerre. Iniziò attorno al 1915 producendo per le sale da ballo brani strumentali d’ispirazione jazzistica; si dedicò, poi, all’operetta, musicando “La piccina nel garage”, su un libretto di Leo Micheluzzi. Dopo essere stato scritturato dall’editore Carish, scrisse a partire dal 1927 i suoi primi grandi successi. Famosissime per l’interpretazione di Vittorio De Sica Mezz’ora con voi (1930), Sono tre parole (1933) quest’ultima dal film “Un cattivo soggetto”, Dicevo al cuore (1935) dal film “Tempo massimo” e Senza parlare (1936).

Nel 1939 Norma Bruni porta al successo Amami di più, dal film “Imputato alzatevi.”

Insofferente per le imposizioni del fascismo interruppe la sua produzione artistica allo scoppio della seconda guerra mondiale, ricominciando dopo la Liberazione con  “Il mio nome è donna”(1946), “Addormentarmi così”(1948) portata al successo da Lidia Martorana. Innumerevoli le sue composizioni tra romantiche, umoristiche e impegnate, ove si apprezza la grande maestria e competenza tecnica, le meravigliose armonie di gusto tardo-romantico e decadente e le melodie struggenti e appasionate.

Ermelinda Gatto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Trovato, pianista e compositore: un Demiurgo del tutto trasgressivo oppure un novello Daimon socratico?

Al primo incontro col maestro Antonio Trovato, pianista e compositore, alla mia domanda su come nascano le sue composizioni, da cosa traggano vita, la sua risposta è stata semplice e diretta, quella di un animo sensibile, secondo cui le sue opere scaturiscono dalla continua spinta di trasferire su carta accogliente, in termini di notazioni musicali, le sensazioni e le emozioni che lo pervadono nella vita di tutti i giorni. Egli si definisce un “amanuense”che come ricettacolo di dono divino, affida alla carta idee, pensieri e concetti musicali. Ad un primo ascolto dell’opera del M° Trovato, mi colpisce la suggestione uditiva prima e visiva dopo, quando, leggendo qualcuno dei suoi spartiti ne apprezzo la carta antica e paziente su cui egli scrive, ancora oggi, rigorosamente a mano e a matita, quella carta che restituisce allo sguardo tratti nervosi e decisi di note che danzano deliranti in una continua alternanza di tasti “bianchi e neri”che si incrociano come le sue mani sulla tastiera del pianoforte, con virtuosismi mirabolanti, ove per bianco e nero non mi riferisco solo a suoni naturali o alterati che si susseguono, inseguono, danzano e incantano, cantano e parlano, e incantano ancora, producendo quel calore, quel potere misterioso di un certo “ El no sé que” di cui tutti parlano e nessun filosofo spiega, quel certo “non so che” che pervade ogni cellula dell’essere, mi riferisco a suoni che si raggiungono, si incontrano, si sfiorano per poi allontanarsi fondendosi in gocce di pioggia, trasformandosi in onde marine, ora serene ora impetuose, note che si traducono in vento caldo di scirocco che porta con sé gelsomino e cannella, sinfonie di cicale e poi ancora profumo di fresca brezza marina e di prima estate. Basti ascoltare il poema dal titolo “Desiderio di un Fauno” op.9, prodromo, col suo contenuto, di tali armoniose sonorità, energia, vitalità e forza, magiche atmosfere che evocano lirismo e passione. Del tutto diverso rispetto alla poetica di “Desiderio di un Fauno” è “Visioni”, poema op.35 n.1, il cui clima inquietante e misterioso evoca nebulosi paesaggi immaginari dai contorni indefiniti, atmosfere prodotte da accordi dissonanti e da scrittura pianistica statica ed essenziale, combinazione che si traduce in una metafisica dolcezza del tutto irreale, anzi surreale. Nell’opera del maestro Trovato traspare anche fuoco scoppiettante di legna che arde, faville che si elevano quasi come una preghiera verso l’alto, verso il divino, un rituale quasi, una danza frenetica che richiama alla mente l’idea dello “spirito”, di una forza sensoriale, tellurica e sanguigna quale il “Duende” lorchiano, allineabile al concetto classico del Daimon socratico, di stato ineffabile, di theói ephéstioi, da cui scaturisce un elenco di sinonimi: emozione, sublimazione, rivelazione, incanto, luce, malia, estasi, fascino, e soprattutto “ispirazione” per una “composizione/narrazione” al ritorno di un metaforico viaggio in paesi stranieri. Si, perché essere in-vasi dall’ispirazione e poi ritornare in sé per fissare su carta quanto “ricevuto” dal divino è lo stesso che tornare a casa dopo un lungo viaggio in un lontano paese e raccontare di magnifiche avventure.

“Gioia d’amare” op51 trasmette un’energia attraente alla quale non si resiste, la cui malia irretisce i sensi e strega la mente, a tratti dolce ma al contempo ardente, che al primo ascolto giunge a noi rossa e calda come se scottasse perché la sua scaturigine è fiamma d’amore ardente, sobria e impetuosa, vulcanica ma imbibita di delicatissima, sottile, insinuante sensualità.

Ho avuto il privilegio di assistere alla demiurgica creazione di due delle sue più recenti composizioni, “Palpiti d’amore” op.52 ed “Elegia” op.53. Ho osservato il maestro pervaso ed “in-vaso” da quella grande emozione che presiede alla creazione artistica e ho percepito la tensione energetica che nella sua opera trova espressione. Come afferma lo spagnolo “cantaor enduendado”Manuel Torres <<tutto ciò che ha tasti neri ha duende>>, quel carattere misterioso attribuibile all’opera del maestro Trovato, proprietà che non ha nulla a che vedere con la sapienza tecnica né con la disciplina artistica, bensì con la forza da cui il maestro viene “agito” dal “divino” al culmine dell’atto creativo, forza contrapposta, tuttavia, a delicata grazia luminosa e ordinatrice. Duende che irrora, pervade, oserei dire, permea le composizioni e le esecuzioni del Maestro che recano in sé come un potere “Brujo”, ammaliante, che da Lui si irradia coinvolgendo il fruitore. Seducente malia che si trasmette con l’ascolto e con lo sguardo, quello sguardo che fissa “il momento irripetibile”dell’esecuzione.

Riconosco, quindi, nella sua creazione musicale una valenza riconducibile al pensiero di Platone secondo cui un compositore non è più padrone del proprio spirito ma si trasforma in un ricettacolo dell’ispirazione divina.

Definirei Antonio Trovato un essere leggiadro, mistico, sacro, una creatura alata, un demiurgico creatore di musica perché ispirato da Dio.

Giunta al numero d’opus 60, la produzione pianistica del maestro si compone di poemi, parafrasi, studi da concerto, preludi, intermezzi, notturni, tema e variazioni. In relazione a quest’ultima forma spicca l’opera “Poema Leggendario”op.7 n.5 che si compone di un tema originale e dodici variazioni; il tema in “Si minore” preceduto da una introduzione “andante evanescente”, ha un carattere leggendario, epico, narrativo che fornisce al compositore un utile spunto per la realizzazione delle dodici variazioni. Ascoltando la composizione, l’attenzione si focalizza su variazioni del tutto particolari, ad esempio la numero 3 per la sola mano sinistra. L’ascoltatore avrà la sensazione di percepire non una mano bensì tre, per la complessa polifonia che il compositore crea in un contesto alquanto arduo per l’esecutore, per l’andamento agitato della variazione che si conclude con un “presto con fuoco”. La quinta variazione, “prestissimo fantastico”, presenta un’atmosfera dai contorni impressionistici e le rapidissime quartine di semicrome, ove il compositore indica “alato”, danno la sensazione di vivere una dimensione surreale, fantastica, come da indicazione. La nona variazione, “andante visionario”, presenta un carattere ipnogeno grazie all’effetto prodotto dalla mano sinistra, che ripete in maniera cadenzata e ostinata, l’ultimo “Si”grave del pianoforte, mentre la destra produce una melodia narrativa, conferendo alla variazione un’originalità unica ed un’atmosfera visionaria. Proseguendo l’ascolto delle successive variazioni, nella numero 10, “andantino mesto” il maestro si trova, in maniera spontanea a rendere omaggio a Chopin, con una variazione in ¾ che presenta qualche analogia, soprattutto nella prima parte, con i valzer melanconici del compositore polacco; mentre nella seconda parte della suddetta variazione, “animato”, si evincono le caratteristiche armoniche che contraddistinguono la poetica musicale del maestro Trovato. La grande architettura di questo arduo lavoro pianistico si conclude con la dodicesima variazione finale, “allegro moderato”, che è, come nella tradizione dei grandi maestri che hanno scritto tema e variazioni, quasi una fantasia, e si consta di tre parti; la prima di tipo rapsodico, la seconda “un poco meno mosso” con sonorità da carillon, una morbidezza e un suono pianissimo, quasi evanescente, traghettando l’ascoltatore alla terza parte “presto agitato”, che con le pulsazioni nervose delle terzine e i suoi cromatismi, lo porta verso la stretta finale col vorticoso passaggio in ottave (accelerando più possibile), alla conclusione del pezzo che offre generosamente effetti che impressionano il pubblico per le magistrali acrobazie tecniche che esso presenta.

L’ascolto dell’opera omnia mi suggerisce una similitudine con le melodie dei riti coribantici, in grado di guarire le deficienze dell’anima per mezzo dell’intervento divino. A qualunque latitudine l’uomo esprime i suoi sentimenti al ritmo della musica, scandendo i momenti della vita con melodie che rappresentano, attraverso una mimesi, il momento vissuto. Si veda l’opera n.54, dedicata al soprano Daniela Dessì, da pochissimo tempo scomparsa, in cui il maestro celebra l’artista cui si devono grandi interpretazioni e la donna a cui non piaceva far rumore. Così come Achille canta con la sua lira il dolore per la morte di Patroclo, anche il maestro Trovato canta con la sua musica una mimesi della realtà, quando consegna alla memoria della carta antica e accogliente, le emozioni della vita di tutti i giorni.

Ermelinda Gatto

20 agosto ’16

Aggiornato al 10/04/17

 

 

 

 

 Antonio Trovato.

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Pianista e compositore, ha iniziato lo studio del pianoforte con lo zio, il M° Vincenzo Chifari, all’età di 9 anni.

Si è diplomato in pianoforte con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo, perfezionandosi nel repertorio solistico con Piero Rattalino e Boris Petrushansky.

Contemporaneamente ha studiato composizione con il M° Eliodoro Sollima.

Vincitore di diversi concorsi nazionali ed internazionali ha ricevuto premi e riconoscimenti prestigiosi per il suo virtuosismo pianistico (Targa del Presidente della Repubblica italiana).

La sua carriera concertistica lo ha portato ad esibirsi in diverse istituzioni teatrali e presso importanti Associazioni concertistiche,  riscuotendo sempre unanimi consensi. (Teatro Massimo di Palermo, affiancando artisti come John Neshling e Donato Renzetti, Orchestra Sinfonica Siciliana Teatro Politeama e Teatro Biondo di Palermo)

Le sue composizioni per pianoforte, alcune delle quali verranno pubblicate entro l’anno da un importante editore, comprendono Poemi, Variazioni, Notturni, Studi da concerto e Parafrasi. Esse sono state eseguite in Cina, in USA e in Russia. La sua attività di interprete è oggi in massima parte rivolta alla esecuzione di musiche proprie. Attualmente è impegnato nella realizzazione di un cd di sue composizioni

 

 Ermelinda Gatto, cantante lirica, mezzosoprano.

         08 M

Diplomata in Canto Lirico presso il Conservatorio di Musica Nicolò Paganini di Genova. Successivamente si diploma presso la Escuela Superior de Canto de Madrid, sotto la guida del M° Rogelio Gavilanes. Nello stesso periodo insegna in qualità di lettrice di Lingua Italiana, presso la Complutense, Salamanca, Spagna.. Dottoressa in Lingue e Letteratura Straniere, ha studiato presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’ateneo palermitano; è studiosa delle tradizioni etno-musico-antropologiche dei popoli del Mediterraneo.

Passione per Spagna e Portogallo, per Grecia e Medio Oriente, naturale curiosità, desiderio di spaziare oltre i confini delle formule e dei linguaggi tradizionali.

Dopo i numerosi viaggi per lo studio delle lingue, ha ripetuto periodicamente, le esperienze estere poiché, oltre ad aver lavorato in Italia, si è esibita all’estero, dalla penisola Iberica alla Turchia. E’ appassionata interprete della canzone Fado portoghese, del Rebetiko greco e della canzone classica e popolare spagnola..

Esplorato il repertorio classico, cameristico e popolare europeo, si dedicata con passione alla ricerca delle sonorità dei paesi del Mediterraneo, coniugando l’amore per le lingue con quello per la musica. (…) d’una zingara è costume mover senza disegno, il passo vagabondo, ed è suo tetto il ciel, sua patria il mondo(…)

(Azucena- Il trovatore- Giuseppe Verdi)

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 15/05/2017

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