Prefazione di Roberto Leydi. La vera storia di Salvatore Giuliano. Introduzione polemica di Leonardo Sciascia.

Salvatore Scordo è il povero emigrante di Mazzarino, in provincia di Caltanissetta, che Ignazio Buttitta ha reso protagonista di “Lu trenu di lu suli”; opera che, assieme al “Lamentu pi Turiddu Carnivali”, rappresenta in assoluto la pagina poetica più alta che il grande poeta di Bagheria abbia affidato alla voce di Cicciu Busacca e, quindi, successivamente, a quella di altri cantastorie siciliani come Santangelo, Salamone, Sindoni, Rosa Balistreri. In “Lu trenu di lu suli” Buttitta fa diventare poesia il dramma realmente vissuto da Salvatore Scordo, minatore siciliano costretto a emigrare in Belgio e sepolto dalle macerie della miniera carbonifera di Marcinelle presso la quale lavorava appena da un anno. Salvatore, fino a quel momento, aveva inviato a sua moglie Rosa, rimasta a Mazzarino, i soldi per sfamare la famiglia, per mandare i figli a scuola e, dopo un annu di patiri, finalmente quelli per acquistare i biglietti del Treno del Sole per poterlo raggiungere in Belgio, assieme ai figli. La moglie Rosa e i sette figli del minatore lasciano così la Sicilia e, con il Treno del Sole, intraprendono il lungo viaggio che li avrebbe riportati a riabbracciare il loro, caro Salvatore. Dopo Villa San Giovanni, però, l’immane tragedia. Rosa apprende in diretta la notizia della morte del marito dalla radiolina di un emigrante conosciuto sul treno che aveva appena varcato lo Stretto di Messina. Nella straordinaria poesia di Buttitta la notizia del crollo della miniera e il telegiornale che annuncia il «primo elenco delle vittime che appartiene ad alcuni nostri connazionali emigrati dalla Sicilia» Così anche la radiolina che intratteneva gli emigranti durante il viaggio, da annunciatrice di vita – quando trasmetteva musica da ballo, il discursu di un ministru, la speranza di un futuro migliore – si fa messaggera della morte dei minatori di Marcinelle. Sullo Stretto di Messina il Treno del Sole, dove viaggiavano Rosa e i figli assieme a tanti altri emigranti in cerca di lavoro, non avevano attraversato il ponte della vita bensì quello spezzato che di colpo li ha gettati nel baratro della morte.

Edizioni Avanti – Anno 1963 – Pagine 245

 

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Ultimo aggiornamento: 27/01/2022