E’ La sceneggiatura del film mai realizzato da Giuseppe Tornatore sui 900 giorni dell’assalto nazista a Leningrado. È la storia di una violoncellista e dei suoi figli durante l’assedio della città di Pietro il Grande da parte dei tedeschi nella Seconda guerra mondiale.

Dal settembre del 1941 al gennaio del 1944 Leningrado venne accerchiata dall’esercito tedesco; morirono un milione di persone, metà della popolazione. Hitler aveva deciso di cancellare la città più europea ed evoluta di tutta la Russia, la grandiosa Pietroburgo costruita dallo Zar Pietro il Grande; contava di farla capitolare in pochi giorni, gli abitanti invece resistettero quasi tre anni: al nemico, alla fame, al freddo. A un film sul drammatico assedio della città sovietica da parte dei nazisti stava lavorando Sergio Leone prima di morire; nel 2004 il progetto venne ripreso da Giuseppe Tornatore. La fonte, per entrambi, è il reportage di Harrison Salisbury, I 900 giorni, pubblicato nel 1969 (e diffuso in Russia solo dopo la caduta del Muro). Tornatore ha trascorso anni a leggere e rivedere testimonianze, film, ha fatto sopralluoghi, incontrato i sopravvissuti, ha ingaggiato uno stuolo di traduttori per studiare diari e documenti, immaginato gli attori. Ne è nata una sceneggiatura che il regista ha scritto insieme a Massimo De Rita; il film non è stato mai realizzato ma questa sceneggiatura ha una forza narrativa straordinaria. L’assedio di Leningrado viene raccontato senza censure: il gelo, la fame, la colla impastata come farina, l’orrore del cannibalismo, i corpi per strada, la disperazione degli abitanti e insieme il loro fortissimo desiderio di sopravvivenza; a Leningrado in quei mesi non cessarono concerti, non chiusero i teatri, i tesori dell’Ermitage vennero custoditi con ogni cura perché nulla andasse distrutto.

«Secondo i calcoli di Adolf Hitler, che aveva già fissato i festeggiamenti per la capitolazione all’Hotel Astoria di Leningrado per il 9 agosto 1942, in tre mesi sarebbero stati tutti sterminati. E invece hanno resistito tre anni, anche se le scorte di viveri della città isolata bastavano per soli 30 giorni. Questa vicenda è più che mai attuale, una grandiosa metafora della contemporaneità»Giuseppe Tornatore

Editore Sellerio – Anno 2018 – Pagine 368

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Ultimo aggiornamento: 15/12/2021