La mia vita   la vorrei scrivere cantando – a cura di Emanuele Buttitta, Ignazio E. Buttitta

Gianfranco Contini, Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, raccontano il cantastorie e rendono omaggio alla sua forte capacità espressiva.

I testi qui raccolti (1923-1983) offrono al lettore quella che Sciascia definiva «la parola-voce, il poetare che coincide con l’esistere», una umana carrellata su contadini e operai, emigranti e intellettuali, scioperanti e mafiosi, banditi e carabinieri.

La mia vita vorrei scriverla cantando” è  una raccolta  ampia di poesie (51 scelte tra i suoi libri più famosi) selezionate da quasi tutta ’intera produzione buttiniana: cioè, da “Sintimintali” del 1923, e poi da Lu pani si chiama pani del 1954, ancora da Lu trenu di lu suli a La peddi nova del 1963; e poesie ormai classiche come il “Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali”, Sariddu lu Bassanu, Lu silenziu. Otto componimenti sono stati inoltre tratti dal volume “Io faccio il poeta” del 1972, e una buona mezza dozzina dal celebrato “Il poeta in piazza” (1974), altrettante dalla raccolta di “Pietre nere” del 1983. La selezione si conclude con la aggiunta di un gruppo di liriche assunte dal volume  “Prime e nuovissime” (Torino, 1983). Si tratta di nove poesie relative al periodo 1922-1954 apparse in giornali e periodici dialettali rèsisi di rarissima reperibilità.

Resta così intatto il sapore del suo dialetto che ha radici nella Bagheria d’inizio Novecento e s’allarga poi alle mutazioni linguistiche dei tempi più vicini a noi? Può essere ancora viva la voce dirompente del poeta di Bagheria? Le valutazioni di Gianfranco Contini, di Carlo Levi, di Pier Paolo Pasolini, di Leonardo Sciascia che si possono leggere nell’antologia sono davvero illuminanti.

Sellerio Editore Palermo –  Anno edizione 1999 – Pagine 364

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Ultimo aggiornamento: 13/10/2021