Panorama di Bagheria

Mostra d’arte contemporanea a Bagheria “Un linguaggio plurale- La scuola di Caltanissetta”

Riceviamo e pubblichiamo:

Sarà inaugurata sabato 16 marzo 2019 alle ore 18 nei locali del Centro d’Arte e Cultura “Piero Montana” a Bagheria, la mostra d’arte contemporanea, a cura di Giovanna Cavarretta, “Un linguaggio plurale- La scuola di Caltanissetta”, costituita storicamente fin dai primi anni ‘90 dagli gli artisti: Calogero Barba, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone, Franco Spena, Agostino Tulumello.

La mostra, che presenta per la prima volta insieme nella nostra città il gruppo di pittori e scultori in prevalenza nisseni, legati da comuni interessi di ricerca nell’ambito dell’avanguardia, è incentrata sull’espressività pittorica oltre che plastica e scultorea della scrittura da intendere anche come poesia visiva, come infinito semantico. Una mostra dunque di scritture in immagini, che ne moltiplicano i riflessi vertiginosi tanto da farle apparire come forme di semplici significanti e cifre asemiche.

La mostra è strutturata secondo un percorso che parte dall’archeologia sacra dei segni cuneiformi di antiche civiltà, nel proporre, come fa ad esempio Salvatore Salamone, una dimensione arcaica e prettamente creazionista del linguaggio, da cui secondo anche dottrine bibliche e kabbalistiche ebbe origine il mondo, l’universo, per poi giungere, con Agostino Tulumello, a rappresentare, nel nostro mondo moderno, rispetto all’ origine, al carattere sacrale del Verbo, una sua involuzione che pertanto viene a sostituire al Fiat lux del creazionismo della Parola semplici impronte di una grafia misteriosa, illeggibile, snaturata del suo senso originario.

                                                          
Dell’ iniziale potere magico, divino del Verbo tale grafia verrebbe a manifestare anzitutto solo l’assenza fantasmatica, l’oblio. La mostra nella sua interezza è dunque una “riflessione” sull’oblio del Logos, di quel Logos che evangelicamente fu in Principio. E di certo é nel recupero di una dimensione trascendente del linguaggio che gli artisti nisseni operano fondamentalmente, sviluppando nei loro lavori delle intuizioni degne di molta attenzione per la loro originalità. La dimensione trascendente del linguaggio trova infatti la sua piena espressione pittorica nelle opere di Michele Lambo attratto dalla vertigine dell’infinito in cui l’artista sembra precipitare, Leopardi avrebbe meglio detto “naufragare”, alla ricerca dell’origine dell’Assoluto, al di là delle matasse galattiche, rappresentate dalla parola infinito, nei suoi dipinti, scritta e ripetuta in tutte le direzioni un’infinità di volte. Di questo stesso infinito vibrano gli echi spaziali che sembrano propagarsi dentro e oltre le tele di Giuseppina Riggi, per tali motivi non supportate da cornici che all’illimitato verrebbero a porre dei confini.

Con Franco Spena assistiamo palesemente alla denuncia dell’eclissi, del tramonto definitivo dell’origine sacrale del Verbo, mettendo l’artista in rilievo nelle sue opere un linguaggio non più arcaico, primordiale, bensì moderno, attuale, pop, il linguaggio, per essere più precisi, stampigliato nelle odierne lattine di bibite, con cui costruisce mosaici di un alfabeto metallico, più congeniale alla nostra attuale e meccanica civiltà del progresso.

Un alfabeto di marmo, appena accennato da alcune vocali e consonanti, nella sua rigorosa essenzialità classica, ci viene proposto infine da Lillo Giuliana, le cui opere, dei bassorilievi per l’appunto marmorei, sembrano costituire lapidi con sopra scolpite lettere alfabetiche che, sia isolate che casualmente assemblate, nella loro molteplice, infinita combinazione evocano tutto il loro potere creativo, poetico.

Un discorso a parte va fatto per Calogero Barba sempre più impegnato in operazioni concettuali. Il suo è semplicemente un manifesto del mentale, dove l’attenzione artistica si concentra nel

cortocircuito ossia nella la tautologia dei significati, che ripetono il loro uso prettamente strumentale ai fini di una ragione, asservita alle condizioni di un linguaggio subordinato ai soli bisogni, necessità pratiche.

Sarà inaugurata sabato 16 marzo 2019 alle ore 18 nei locali del Centro d’Arte e Cultura “Piero Montana” a Bagheria, la mostra d’arte contemporanea, a cura di Giovanna Cavarretta, “Un linguaggio plurale- La scuola di Caltanissetta”, costituita storicamente fin dai primi anni ‘90 dagli gli artisti: Calogero Barba, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone, Franco Spena, Agostino Tulumello.

Sarà inaugurata sabato 16 marzo 2019 alle ore 18 nei locali del Centro d’Arte e Cultura “Piero Montana” a Bagheria, la mostra d’arte contemporanea, a cura di Giovanna Cavarretta, “Un linguaggio plurale- La scuola di Caltanissetta”, costituita storicamente fin dai primi anni ‘90 dagli gli artisti: Calogero Barba, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone, Franco Spena, Agostino Tulumello.

La mostra, che presenta per la prima volta insieme nella nostra città il gruppo di pittori e scultori in prevalenza nisseni, legati da comuni interessi di ricerca nell’ambito dell’avanguardia, è incentrata sull’espressività pittorica oltre che plastica e scultorea della scrittura da intendere anche come poesia visiva, come infinito semantico. Una mostra dunque di scritture in immagini, che ne moltiplicano i riflessi vertiginosi tanto da farle apparire come forme di semplici significanti e cifre asemiche.

La mostra è strutturata secondo un percorso che parte dall’archeologia sacra dei segni cuneiformi di antiche civiltà, nel proporre, come fa ad esempio Salvatore Salamone, una dimensione arcaica e prettamente creazionista del linguaggio, da cui secondo anche dottrine bibliche e kabbalistiche ebbe origine il mondo, l’universo, per poi giungere, con Agostino Tulumello, a rappresentare, nel nostro mondo moderno, rispetto all’ origine, al carattere sacrale del Verbo, una sua involuzione che pertanto viene a sostituire al Fiat lux del creazionismo della Parola semplici impronte di una grafia misteriosa, illeggibile, snaturata del suo senso originario. Dell’ iniziale potere magico, divino del Verbo tale grafia verrebbe a manifestare anzitutto solo l’assenza fantasmatica, l’oblio. La mostra nella sua interezza è dunque una “riflessione” sull’oblio del Logos, di quel Logos che evangelicamente fu in Principio. E di certo é nel recupero di una dimensione trascendente del linguaggio che gli artisti nisseni operano fondamentalmente, sviluppando nei loro lavori delle intuizioni degne di molta attenzione per la loro originalità. La dimensione trascendente del linguaggio trova infatti la sua piena espressione pittorica nelle opere di Michele Lambo attratto dalla vertigine dell’infinito in cui l’artista sembra precipitare, Leopardi avrebbe meglio detto “naufragare”, alla ricerca dell’origine dell’Assoluto, al di là delle matasse galattiche, rappresentate dalla parola infinito, nei suoi dipinti, scritta e ripetuta in tutte le direzioni un’infinità di volte. Di questo stesso infinito vibrano gli echi spaziali che sembrano propagarsi dentro e oltre le tele di Giuseppina Riggi, per tali motivi non supportate da cornici che all’illimitato verrebbero a porre dei confini. Con Franco Spena assistiamo palesemente alla denuncia dell’eclissi, del tramonto definitivo dell’origine sacrale del Verbo, mettendo l’artista in rilievo nelle sue opere un linguaggio non più arcaico, primordiale, bensì moderno, attuale, pop, il linguaggio, per essere più precisi, stampigliato nelle odierne lattine di bibite, con cui costruisce mosaici di un alfabeto metallico, più congeniale alla nostra attuale e meccanica civiltà del progresso. Un alfabeto di marmo, appena accennato da alcune vocali e consonanti, nella sua rigorosa essenzialità classica, ci viene proposto infine da Lillo Giuliana, le cui opere, dei bassorilievi per l’appunto marmorei, sembrano costituire lapidi con sopra scolpite lettere alfabetiche che, sia isolate che casualmente assemblate, nella loro molteplice, infinita combinazione evocano tutto il loro potere creativo, poetico.

Un discorso a parte va fatto per Calogero Barba sempre più impegnato in operazioni concettuali. Il suo è semplicemente un manifesto del mentale, dove l’attenzione artistica si concentra nel

cortocircuito ossia nella la tautologia dei significati, che ripetono il loro uso prettamente strumentale ai fini di una ragione, asservita alle condizioni di un linguaggio subordinato ai soli bisogni, necessità pratiche.

Con questo spessore d’avanguardia, “Un linguaggio plurale-La scuola di Caltanissetta” tuttavia non si propone ad un pubblico di addetti ai lavori. Per la suggestività delle opere in essa esposte, la mostra tenta un approccio più condivisibile reso possibile dal forte richiamo che il Centro d’Arte e Cultura “Piero Montana” da sempre esercita nella nostra città e nel suo circondario.

Alla mostra difficile e coraggiosa interverrà il Dottor Giuseppe Bagnasco, Rettore dell’Accademia Siciliana Cultura Umanistica nonché Presidente dell’Associazione Circolo Culturale “Giacomo Giardina”. che con il suo discorso inaugurale di certo saprà rendere più leggibile le novità della operazione artistica- culturale proposta dagli artisti nisseni.

E’ infine da ricordare che a metà degli anni ’90 alcuni di essi e precisamente Agostino Tulumello, Giuseppina Riggi, Calogero Barba, hanno esposto a Bagheria con delle mostre sia collettive che personali nella Galleria Montana. Il loro, dopo circa 25 anni, costituisce, nel pieno della loro maturità, un ritorno che si annuncia assai proficuo, mentre riguardo a Salvatore Salamone, Lillo Giuliana e Michele Lambo c’é da aggiungere che le loro opere in esposizione avranno per il pubblico bagherese l’effetto di vere sorprese atte a calamitare tutta l’attenzione, che di certo meritano e che sarà loro riservata.

La mostra si potrà visitare tutti i giorni dalle ore 18 alle 20 fino al 15 aprile.

La mostra, che presenta per la prima volta insieme nella nostra città il gruppo di pittori e scultori in prevalenza nisseni, legati da comuni interessi di ricerca nell’ambito dell’avanguardia, è incentrata sull’espressività pittorica oltre che plastica e scultorea della scrittura da intendere anche come poesia visiva, come infinito semantico. Una mostra dunque di scritture in immagini, che ne moltiplicano i riflessi vertiginosi tanto da farle apparire come forme di semplici significanti e cifre asemiche.

La mostra è strutturata secondo un percorso che parte dall’archeologia sacra dei segni cuneiformi di antiche civiltà, nel proporre, come fa ad esempio Salvatore Salamone, una dimensione arcaica e prettamente creazionista del linguaggio, da cui secondo anche dottrine bibliche e kabbalistiche ebbe origine il mondo, l’universo, per poi giungere, con Agostino Tulumello, a rappresentare, nel nostro mondo moderno, rispetto all’ origine, al carattere sacrale del Verbo, una sua involuzione che pertanto viene a sostituire al Fiat lux del creazionismo della Parola semplici impronte di una grafia misteriosa, illeggibile, snaturata del suo senso originario. Dell’ iniziale potere magico, divino del Verbo tale grafia verrebbe a manifestare anzitutto solo l’assenza fantasmatica, l’oblio. La mostra nella sua interezza è dunque una “riflessione” sull’oblio del Logos, di quel Logos che evangelicamente fu in Principio. E di certo é nel recupero di una dimensione trascendente del linguaggio che gli artisti nisseni operano fondamentalmente, sviluppando nei loro lavori delle intuizioni degne di molta attenzione per la loro originalità. La dimensione trascendente del linguaggio trova infatti la sua piena espressione pittorica nelle opere di Michele Lambo attratto dalla vertigine dell’infinito in cui l’artista sembra precipitare, Leopardi avrebbe meglio detto “naufragare”, alla ricerca dell’origine dell’Assoluto, al di là delle matasse galattiche, rappresentate dalla parola infinito, nei suoi dipinti, scritta e ripetuta in tutte le direzioni un’infinità di volte. Di questo stesso infinito vibrano gli echi spaziali che sembrano propagarsi dentro e oltre le tele di Giuseppina Riggi, per tali motivi non supportate da cornici che all’illimitato verrebbero a porre dei confini. Con Franco Spena assistiamo palesemente alla denuncia dell’eclissi, del tramonto definitivo dell’origine sacrale del Verbo, mettendo l’artista in rilievo nelle sue opere un linguaggio non più arcaico, primordiale, bensì moderno, attuale, pop, il linguaggio, per essere più precisi, stampigliato nelle odierne lattine di bibite, con cui costruisce mosaici di un alfabeto metallico, più congeniale alla nostra attuale e meccanica civiltà del progresso. Un alfabeto di marmo, appena accennato da alcune vocali e consonanti, nella sua rigorosa essenzialità classica, ci viene proposto infine da Lillo Giuliana, le cui opere, dei bassorilievi per l’appunto marmorei, sembrano costituire lapidi con sopra scolpite lettere alfabetiche che, sia isolate che casualmente assemblate, nella loro molteplice, infinita combinazione evocano tutto il loro potere creativo, poetico.

Un discorso a parte va fatto per Calogero Barba sempre più impegnato in operazioni concettuali. Il suo è semplicemente un manifesto del mentale, dove l’attenzione artistica si concentra nel

cortocircuito ossia nella la tautologia dei significati, che ripetono il loro uso prettamente strumentale ai fini di una ragione, asservita alle condizioni di un linguaggio subordinato ai soli bisogni, necessità pratiche.

Con questo spessore d’avanguardia, “Un linguaggio plurale-La scuola di Caltanissetta” tuttavia non si propone ad un pubblico di addetti ai lavori. Per la suggestività delle opere in essa esposte, la mostra tenta un approccio più condivisibile reso possibile dal forte richiamo che il Centro d’Arte e Cultura “Piero Montana” da sempre esercita nella nostra città e nel suo circondario.

Alla mostra difficile e coraggiosa interverrà il Dottor Giuseppe Bagnasco, Rettore dell’Accademia Siciliana Cultura Umanistica nonché Presidente dell’Associazione Circolo Culturale “Giacomo Giardina”. che con il suo discorso inaugurale di certo saprà rendere più leggibile le novità della operazione artistica- culturale proposta dagli artisti nisseni.

E’ infine da ricordare che a metà degli anni ’90 alcuni di essi e precisamente Agostino Tulumello, Giuseppina Riggi, Calogero Barba, hanno esposto a Bagheria con delle mostre sia collettive che personali nella Galleria Montana. Il loro, dopo circa 25 anni, costituisce, nel pieno della loro maturità, un ritorno che si annuncia assai proficuo, mentre riguardo a Salvatore Salamone, Lillo Giuliana e Michele Lambo c’é da aggiungere che le loro opere in esposizione avranno per il pubblico bagherese l’effetto di vere sorprese atte a calamitare tutta l’attenzione, che di certo meritano e che sarà loro riservata.

La mostra si potrà visitare tutti i giorni dalle ore 18 alle 20 fino al 15 aprile.

Con questo spessore d’avanguardia, “Un linguaggio plurale-La scuola di Caltanissetta” tuttavia non si propone ad un pubblico di addetti ai lavori. Per la suggestività delle opere in essa esposte, la mostra tenta un approccio più condivisibile reso possibile dal forte richiamo che il Centro d’Arte e Cultura “Piero Montana” da sempre esercita nella nostra città e nel suo circondario.

Alla mostra difficile e coraggiosa interverrà il Dottor Giuseppe Bagnasco, Rettore dell’Accademia Siciliana Cultura Umanistica nonché Presidente dell’Associazione Circolo Culturale “Giacomo Giardina”. che con il suo discorso inaugurale di certo saprà rendere più leggibile le novità della operazione artistica- culturale proposta dagli artisti nisseni.

E’ infine da ricordare che a metà degli anni ’90 alcuni di essi e precisamente Agostino Tulumello, Giuseppina Riggi, Calogero Barba, hanno esposto a Bagheria con delle mostre sia collettive che personali nella Galleria Montana. Il loro, dopo circa 25 anni, costituisce, nel pieno della loro maturità, un ritorno che si annuncia assai proficuo, mentre riguardo a Salvatore Salamone, Lillo Giuliana e Michele Lambo c’é da aggiungere che le loro opere in esposizione avranno per il pubblico bagherese l’effetto di vere sorprese atte a calamitare tutta l’attenzione, che di certo meritano e che sarà loro riservata.

La mostra si potrà visitare tutti i giorni dalle ore 18 alle 20 fino al 15 aprile.

In allegato l’invito

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Ultimo aggiornamento: 12/03/2019

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